‘Genova italiana’: la storia di Genova da Cavour a oggi (un ciclo di lezioni ideato dagli Editori Laterza)


Gli Editori Laterza hanno curato la realizzazione di un ciclo di incontri dedicati alla storia contemporanea di Genova, dal Risorgimento ai nostri giorni.

Il ciclo di lezioni, intitolato Genova italiana, si è tenuto dal 29 novembre 2010 al 21 febbraio 2011 presso il Palazzo Ducale di Genova, con la collaborazione della Fondazione Edoardo Garrone e della Fondazione Genova Palazzo Ducale.

Protagonisti delle lezioni sono stati Valerio Castronovo, Ferdinando Fasce, Elisabetta Tonizzi, Antonio Gibelli, Marco Doria, Luciano Canfora, Giovanni Bianconi, Stefano Termanini e Antonio Calabrò. A introdurli, sul palco, Laura Sicignano, regista e direttrice del Teatro Cargo.

Tra gli argomenti trattati, la nascita delle grandi industrie, dall’Ansaldo alle acciaierie di Cornigliano, il fenomeno dell’emigrazione, la violenza dello squadrismo, la vittoria sul nazifascismo, la rivolta contro i fascisti, l’eversione fino all’assassinio di Guido Rossa, il rapporto tra la Chiesa genovese e il mondo del lavoro, fino alla Genova dei nostri giorni.

Le registrazioni degli incontri sono disponibili sul sito di Palazzo Ducale e su YouTube.

>> Valerio Castronovo – 1853: Cavour e la fondazione dell’Ansaldo

Durante il periodo cavouriano la progressiva liberalizzazione degli scambi consente a Genova di svincolarsi dalla malattia del languore che l’aveva paralizzata dopo la Restaurazione, e permette a Torino di concepire un disegno di sviluppo economico che ne valorizzi le risorse e le potenzialità. In questo contesto assume un ruolo di rilievo la strada ferrata fra Torino e Genova, nata con lo scopo di integrare le due principali sezioni del regno, abbinando l’agricoltura al commercio marittimo, gli interessi del mondo rurale a quelli degli affari. Alla fornitura di materiali necessari per la costruzione va ascritta la nascita della Taylor e Prandi, rilevata nel 1853 dall’Ansaldo. L’impresa genovese diviene così una delle leve su cui Cavour fa affidamento per rilanciare l’economia genovese e promuovere l’ammodernamento delle strutture industriali del regno.

[guarda il video oppure ascolta la registrazione audio]

>> Ferdinando Fasce – 1875: La grande emigrazione

Nel 1875, quando una donazione del Duca di Galliera ne avvia un ampio progetto di ammodernamento, il porto di Genova, il più grande scalo del paese, è anche il principale porto di partenza dei migranti verso le Americhe. Dalle sue banchine si sono imbarcati a inizio Ottocento i primi pionieri, provenienti dalle vallate che circondano la città, in cerca di fortuna al di là dell’Atlantico. Li hanno accompagnati e seguiti i rifugiati politici del Risorgimento e poi, dopo l’Unità, una vasta corrente transoceanica di uomini e donne in cerca di lavoro, proveniente da tutto il Settentrione e destinata a durare sino al nuovo secolo. I numeri sono alti: si calcola che da Genova quasi 200.000 persone lasciarono il nostro paese fra il 1861 e il 1874. Le loro piccole grandi storie “americane” compongono una pagina cruciale della storia italiana.

[guarda il video oppure ascolta la registrazione audio]

>> Elisabetta Tonizzi – 1922: La “marcia” sul porto

Il 5 agosto 1922 le squadre fasciste convergono su palazzo San Giorgio ed entrano nella sede del Consorzio autonomo che dal 1903 gestisce il porto, snodo strategico dell’economia genovese e nazionale. Scopo dell’azione è la soppressione delle cooperative dei portuali che organizzano il lavoro sulle banchine e costituiscono il principale caposaldo cittadino del socialismo riformista. Nino Ronco, presidente del Consorzio, deve accettare la richiesta e poco dopo si dimette. La ‘marcia sul porto’ si colloca nel quadro della violenza che precede e accompagna la conquista del potere da parte di Mussolini. Strumento essenziale dell’attacco fascista, rivolto principalmente contro il movimento operaio, è lo squadrismo, solidamente strutturato anche a Genova e in grado di esprimere un’elevata capacità offensiva.

[guarda il video oppure ascolta la registrazione audio]

>> Antonio Gibelli – 1945: Liberazione

Tra il 23 e il 26 aprile del 1945 Genova è protagonista di una vicenda di straordinaria rilevanza. Prima grande cittá del Nord a liberarsi dal dominio nazifascista, è l’unica che vede le armate hitleriane firmare direttamente un atto di resa di fronte al Comitato di liberazione nazionale locale. A wonderful job, uno splendido lavoro, lo definiscono i rappresentanti delle avanguardie alleate quando entrano in una città già sottoposta al nuovo potere: è quella la conclusione di un processo travagliato e pieno di incognite protrattosi per circa venti mesi nelle condizioni estreme della guerra totale e della guerra civile, e la legittima premessa di un mito fondativo della nuova storia della città come parte della nuova storia d’Italia. Un mito che ancora resiste e determina la sua identità collettiva.

[guarda il video oppure ascolta la registrazione audio]

>> Marco Doria – 1957: L’inaugurazione delle acciaierie di Cornigliano

Nel 1953 le acciaierie di Genova Cornigliano iniziano l’attività. Le vicende dello stabilimento sono per molti aspetti emblematiche degli anni della ricostruzione, segnati da un enorme sforzo collettivo e da pesanti sacrifici sopportati dal popolo italiano. Ma sono emblematiche anche del “miracolo economico”, quando sempre più numerose circolano sulle strade della penisola le vetture Fiat costruite impiegando proprio il lamierino d’acciaio prodotto a Cornigliano. Le acciaierie sono quindi, in una prospettiva più ampia, specchio della storia economica e sociale del nostro paese, alla quale si volgerà lo sguardo a partire dagli anni Trenta fino agli anni Settanta, quando un modello di sviluppo entra in crisi e si avvia quel processo di deindustrializzazione i cui effetti si avvertiranno, a Genova e in Italia, nei successivi decenni.

[guarda il video oppure ascolta la registrazione audio]

>> Luciano Canfora – 1960: La rivolta contro i fascisti

A quindici anni dalla fucilazione di Mussolini e dal crollo della Repubblica sociale gli ancora viventi e operanti protagonisti di Salò, organizzati in partito e ben piazzati in Parlamento, come parte integrante della maggioranza del governo Tambroni, indicono provocatoriamente a Genova il loro Congresso nazionale. Genova insorge. E rilancia in tutta Italia l’attualità dell’antifascismo. Nuove classi di età entrano nel conflitto, accanto ai leader storici della guerra di liberazione. Quali furono le ragioni di un fenomeno che colse di sorpresa entrambi gli schieramenti?

[guarda il video oppure ascolta la registrazione audio]

>> Giovanni Bianconi – 1979: L’assassinio di Guido Rossa e le Brigate Rosse

La mattina del 24 gennaio 1979 le Brigate Rosse uccidono Guido Rossa, operaio dell’Italsider, rappresentante sindacale della Fiom-Cgil iscritto al Partito comunista italiano, “colpevole” di aver fatto la spia denunciando un suo compagno di fabbrica, sospetto fiancheggiatore delle Br. Attraverso questo omicidio si puó leggere la storia precedente e quella successiva delle Brigate Rosse, la principale formazione del panorama eversivo italiano, di cui la cittá di Genova rappresenta un crocevia importante. é qui che avviene il primo sequestro di persona (giudice Sossi, 1974), il primo omicidio deliberato (procuratore generale Coco, 1976), poi il delitto Rossa e in seguito (marzo 1980) l’uccisione di quattro brigatisti nel covo di via Fracchia che, come scrisse Walter Tobagi, fa “dissolvere il mito dell’imprendibile colonna genovese, nucleo d’acciaio delle Br”.

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>> Stefano Termanini – 1987: Siri, Batini e D’Alessandro, la pace in porto

Nel marzo 1987, quando la conflittualità all’interno del porto di Genova sembra aver raggiunto l’apice, l’anziano cardinale Giuseppe Siri prende posizione. Lo fa a suo modo, direttamente. Intorno allo stesso tavolo fa sedere Paride Batini, il console della Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie, e il presidente dell’Autoritá portuale Roberto D’Alessandro. L’immagine di Siri, tra Batini e D’Alessandro, divenuta quasi subito storica e simbolica, rimbalza sulle pagine di tutti i giornali e costituisce un’eccezione dovuta a un momento di particolare emergenza. E’ il culmine visibile di un’azione nella maggior parte dei casi invisibile. Sia prima di allora, con lo stesso Siri, sia dopo, con i successori di Siri, la Chiesa genovese si è sempre distinta per un rapporto con il mondo del lavoro che non si trova altrove, in altre città italiane. Non almeno con la stessa puntualità, continuità, reciproco rispetto.

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>> Antonio Calabrò (coordina l’intervento di studiosi e protagonisti) – 1992: La riscoperta del mare, il futuro della città

Le Colombiane del 1992 segnano una svolta nella storia recente di Genova. La città risponde ai rischi di declino elaborando e realizzando un progetto che lega memoria e futuro, facendo leva su una vera e propria civiltà del mare di cui Genova può tornare a essere protagonista. Un’economia della conoscenza e degli scambi, una prospettiva contemporaneamente mediterranea ed europea. Parte da qui anche un progetto che da Genova, inserita nel Nord Ovest delle imprese, dei centri di formazione d’eccellenza, della scienza e dell’innovazione tecnologica, possa contribuire a definire nuove identità aperte. Resistenze e contraddizioni non mancano. Ma vanno valorizzate tutte le risorse d’intraprendenza, in sintesi originali di pubblico e di privato, di un territorio che ha, per tradizione e vocazione, un forte respiro internazionale.

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URL: <http://www.palazzoducale.genova.it/naviga.asp?pagina=8074>

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