Sono stati digitalizzati i codici del Fondo Palatino della Biblioteca apostolica vaticana


Biblioteca Apostolica Vaticana, Pal. lat. 67

Il fondo Palatino della Biblioteca apostolica vaticana comprende circa duemila codici latini e greci che provengono dall’antica e preziosa Biblioteca Palatina fondata a Heidelberg alla fine del XIV secolo.

Le origini della Biblioteca Palatina risalgono alla fondazione dell’Università di Heidelberg nel 1386. All’epoca della sua massima fioritura, all’inizio del 17° secolo, la Biblioteca era considerata l’optimus Germaniae literatae thesaurus, il più grande tesoro di codici manoscritti  della Germania. Dopo la conquista di Heidelberg da parte delle truppe cattoliche durante la guerra dei Trenta Anni, papa Gregorio XV pretese come bottino di guerra tutta la biblioteca e l’armeria. Nel 1623, dopo un viaggio durato un mezzo anno, 3700 manoscritti medievali e 13000 stampe raggiunsero la Biblioteca Vaticana. Solo nel 1816, in seguito ad accordi raggiunti durante il Congresso di Vienna, 848 manoscritti in lingua tedesca poterono tornare nella loro biblioteca di origine. Tutti gli altri manoscritti non in lingua tedesca, compresi alcuni codici greci e tutte le stampe, si trovano ancora oggi tra i tesori della Biblioteca Vaticana a Roma.

Grazie a un progetto di cooperazione tra la Biblioteca apostolica vaticana e l’Università di Heidelberg, la Biblioteca Palatina, una delle più pregiate collezioni di manoscritti del medioevo e del primo evo moderno, ritroverà la sua unità in forma digitale: dopo i codici palatini in lingua tedesca e dei codici palatini greci, infatti, la biblioteca dell’Università di Heidelberg ha avviato la digitalizzazione dei codici palatini latini che si trovano a Roma.

Nel novembre 2010 è stata allestita all’interno della Biblioteca Vaticana una succursale del centro di digitalizzazione di Heidelberg. Il progetto pilota si è concluso con la digitalizzazione di un primo nucleo di 133 manoscritti medievali (si tratta dei codici che il Conte Palatino Otto Heinrich aveva trasferito a suo tempo dal monastero di Lorsch a Heidelberg).

Dal gennaio 2012 la Biblioteca dell’Università di Heidelberg ha cominciato a digitalizzare con regolarità i restanti 1990 codici latini. Ogni settimana da quattro a sette manoscritti, a seconda della dimensione, sono stati prelevati dalle stanze del Vaticano e trasportati nei locali climatizzati e oscurati degli studi di digitalizzazione per essere riprodotti per mezzo di una fotocamera ad alta risoluzione. Il risultato del lavoro è oggi disponibile sul sito Bibliotheca Palatina digital, a cura dell’Università di Heidelberg.

Tra i manoscritti digitalizzati ci sono alcuni tesori inestimabili, come ad esempio il codice Palatino 1071, confezionato nell’Italia meridionale poco dopo la metà del XIII secolo, che contiene il trattato di falconeria di Federico II di Svevia De arte venandi cum avibus (Pal. lat. 1071).

URL: <http://digi.ub.uni-heidelberg.de/de/bpd/virtuelle_bibliothek/codpallat/index.html>

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