Antologia Vieusseux (1821-1832): banca dati e riproduzione digitale di tutti i volumi


Antologia Vieusseux

La banca dati dedicata all’Antologia di Gian Pietro Vieusseux, con i suoi 48 volumi resi disponibili in rete (per un totale di 26.600 pagine), costituisce uno dei vari scaffali digitali che l’Accademia sta affiancando alla Biblioteca Digitale dell’Accademia della Crusca.

Il progetto della banca dati dell’Antologia Vieusseux 1821-1832, finanziato dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, affonda le sue radici in una collaborazione con il Dipartimento di Italianistica dell’Università di Firenze per la costituzione di una versione elettronica consultabile dell’intera collezione dell’«Antologia». All’interno di questo rapporto l’Accademia ha messo a disposizione per la digitalizzazione la propria copia della rivista e ha fornito un supporto logistico ai collaboratori al progetto, potendo così disporre delle riproduzioni di tutti i volumi.

E’ possibile effettuare ricerche per parola (>> vai alla maschera di ricerca).

Particolarmente utili gli apparati di Indici a supporto della banca dati:

>> Lista degli autori

>> Lista dei traduttori

>> Lista delle sigle degli autori (con rinvio al nomi normalizzati degli autori)

>> Lista degli argomenti trattati (secondo la classificazione dei curatori)

>> Indice delle materie contenute nei volumi (secondo gli originali della rivista)

Si accede alla riproduzione digitale dei volumi previa registrazione gratuita.

Dalla pagina di presentazione della rivista:

Reduce da un’ampia e un po’ raminga esperienza europea, l’onegliese di origine svizzera Gian Pietro Vieusseux si stabilisce a Firenze e vi fonda un gabinetto di lettura (1821); dalle discussioni con Gino Capponi, Giovan Battista Niccolini, Sismondi e altri intellettuali nasce l’idea di un periodico che si modelli sulla parigina Revue encyclopédique.

Annunciato da un programma del settembre del ’20, nel gennaio dell’anno successivo esce il primo fascicolo dell’«Antologia, ossia scelta di opuscoli d’ogni letteratura tradotti in italiano».

Nato in tono minore, come un florilegio degli articoli più significativi pubblicati nei periodici stranieri, alla stregua di tanti altri giornali del Sette e dei primi dell’Ottocento, il nuovo giornale si svincola ben presto da questa formula ancillare aprendosi a contributi originali, dalla letteratura alla critica, alle belle arti, alla storia, all’archeologia, alla politica, alla pedagogia, alla statistica, alle innovazioni tecnico-scientifiche, alla giurisprudenza, alla medicina, ecc.

L’«Antologia» non si propone quindi come un giornale letterario con appendici scientifiche, ma come rassegna critica di quanto si veniva facendo in Italia e all’estero per favorire la perfettibilità, come si diceva, della vita associata e la diffusione del progresso (sotto la penna del Vieusseux per la prima volta questo vocabolo assume il valore assoluto e sostanziale che conserva tuttora), animata da un energico pathos sociale e civile.

L’«Antologia» non vuole essere nemmeno un giornale toscano, men che mai fiorentino, nonostante Firenze, come scriverà il Tommaseo, «rimanesse la più italiana insieme e la più europea delle italiane città»: insofferente del provincialismo angusto della cultura italiana, più volte il Vieusseux sottolineò l’aspirazione nazionale del suo periodico, che si manifesta anche nella riunione d’intellettuali di provenienza disparata e con storie diverse alle spalle.

Alla fine del ’21 arruolò il cremonese Giuseppe Montani (morirà nel febbraio del ’33, un mese prima della soppressione del periodico), formatosi nella Milano vivace ed europea degli anni venti; qualche anno più tardi, nel ’27, entra come collaboratore stabile un giovane e ombroso dalmata, Niccolò Tommaseo: sono le due colonne dell’“Antologia”, a cui hanno fornito un numero impressionante di articoli e di recensioni.

Vi parteciparono anche, come collaboratori fissi o più o meno occasionali, un giovanissimo Mazzini (con due famosi articoli sulla letteratura europea e sul dramma storico), Giandomenico Romagnosi (Parma 1761), il patriota Gabriele Pepe (Campobasso 1779), Terenzio Mamiani (Pesaro 1799), Raffaello Lambruschini (Genova 1788), Pietro Colletta (Napoli 1775), Pietro Giordani (Piacenza 1774), Giuseppe Bianchetti (Onigo 1791), il traduttore di Shakespeare Michele Leoni (Parma 1776), gli storici dell’arte Leopoldo Cicognara (Ferrara 1767) e il forlivese Melchiorre Missirini, e molti altri.

L’«Antologia» di Gian Pietro Vieusseux, per la statura dei collaboratori, la vastità dei temi culturali e civili coraggiosamente affrontati e dibattuti, lo spirito progressivo e il pathos civile che l’anima, s’impone come il periodico più rappresentativo della prima metà dell’800, e forse di tutto il secolo.

URL: <http://www.antologia-vieusseux.org/>

2 Responses

  1. Ma per accedere bisogna registrarsi lasciando nome, cognome, indirizzo, CAP, città, etc…
    Che palle!
    Non sopporto i siti in cui bisogna lasciar detto tutto di se, solamente per poter fare qualche ricerca e poter valutare la bontà del progetto.

  2. E’ vero, e nel post infatti è stato segnalato che occorre registrarsi. Questa purtroppo è una caratteristica di molti progetti italiani.
    Tuttavia in questo caso posso dire (poiché l’ho provato) che ne vale la pena – pur con tutte le riserve che hai esposto e che mi sento di condividere.

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