e-manuscripta: fonti manoscritte da biblioteche e archivi svizzeri

Einstein

Cartolina postale di Albert Einstein a Jakob Ehrat, dic. 1911 (ETH-Bibliothek, Hs 1509:4)

e-manuscripta.ch è il portale di fonti manoscritte digitalizzate provenienti da biblioteche e archivi svizzeri.

Il portale dà accesso a fonti manoscritte di svariate tipologie, il cui spettro va da appunti manoscritti e brani di corrispondenza redatti da persone singole ed istituzioni fino a spartiti, carte geografiche manoscritte e altri materiali grafici.

I documenti vengono prima selezionati in maniera decentrale nelle singole istituzioni presso le quali sono fisicamente conservati, poi vengono digitalizzati ed infine presentati sul portale comune.

Le immagini digitali sono corredate di un set di metadati elementari. Per una ricerca più dettagliata si consiglia di consultare direttamente i cataloghi delle biblioteche e i database degli archivi delle istituzioni.

Il portale per manoscritti digitalizzati e-manuscripta.ch è un progetto di collaborazione realizzato da tre biblioteche universitarie svizzere: la Zentralbibliothek Zürich, la Universitätsbibliothek Basel e la ETH-Bibliothek.

Il coordinamento del progetto è affidato alla Zentralbibliothek Zürich.

L’impostazione del portale è in stretta cooperazione con e-rara.ch, il portale che offre accesso alle riproduzioni digitalizzate di edizioni antiche conservate in biblioteche svizzere.

URL: <http://www.e-manuscripta.ch>

[via Archivalia]

L’inventario dell’archivio di Gaetano Salvemini è online

salvemini

Nella collana «Strumenti» della Biblioteca Digitale della Direzione Generale per gli Archivi è disponibile linventario dell’archivio di Gaetano Salvemini, curato da Stefano Vitali e pubblicato nel 1998.

Istituto storico della Resistenza in Toscana, Archivio Gaetano Salvemini. Manoscritti e materiali di lavoro. Inventario, a cura di Vitali Stefano, Roma, 1998, pp.858, (Strumenti, 132).

“L’inventario dei «manoscritti» dell’archivio di Gaetano Salvemini che vede ora la luce rappresenta il risultato di una lunga, laboriosa gestazione. Esso può definirsi non solo «storico», ma anche «filologico» perché l’ordinamento dato ai documenti che vi sono conservati ha per filo conduttore la biografia di questo grande storico e le vicende della sua vita turbinosa, che hanno avuto non poche conseguenze su questo fondo archivistico che ora, non senza gravi perdite, è ricomposto in una unità organica nell’Istituto storico della Resistenza in Toscana.

È da sottolineare come in questo inventario che si riferisce alla docu­mentazione dell’attività di Gaetano Salvemini «come storico e come mae­stro», per usare le parole di Stefano Vitali, sia stata accuratamente evitata l’applicazione di ogni classificazione tematica che avrebbe ordinato i docu­menti secondo criteri ad essi esterni, privilegiando in tal modo la rilevazione di notizie e di dati disaggregati a scapito della ricerca sistematica, che è possibile solo in presenza di un ordinamento filologicamente corretto dei documenti.

Per ottenere questa corretta impostazione è stata determinante la collaborazione fra uno storico come Roberto Vivarelli e un archivista come Stefano Vitali che da anni svolge una lodevole attività anche nel campo della ricerca storica.

Gaetano Salvemini pubblicò i suoi primi scritti, una recensione e un saggio di storia medievale, nel 1892, e il suo ultimo scritto, una lettera aperta agli amici de «Il Mondo», reca la data marzo 1957. Nato a Mol­fetta l’8 settembre 1873, egli moriva a Capo di Sorrento il 6 settembre 1957. In questo lungo arco di tempo la presenza di Salvemini nella nostra vita pubblica fu costante: una presenza che abbracciò ambiti tra di loro assai diversi sia sul piano degli studi che su quello dell’attività politica. Sul piano degli studi, dopo un felice esordio nel campo della medievistica, egli passò gradualmente ad occuparsi di questioni di storia moderna e contem­poranea: la rivoluzione francese, le origini dell’Italia contemporanea, la politica estera italiana dall’Unità alla Grande Guerra e, successivamente, varii aspetti dell’esperienza fascista, di cui egli fu il primo vero storico. Sul piano politico, dopo una prima, intensa esperienza di militanza sociali­sta, nel 1910 egli si staccò da quel partito per fondare poco più tardi un suo settimanale, «L’ Unità», che dalla fine del 1911 alla fine del 1920 fu una delle più importanti palestre di educazione politica che il nostro paese abbia avuto, e rappresentò la voce più viva di una composita corrente minoritaria, e tuttavia capace di lasciare un segno profondo, antigiolittiana ma democratica, a favore dell’intervento dell’Italia in guerra ma ostile al nazionalismo, determinata a far sì che i frutti della vittoria non venissero svalutati ma apertamente contraria agli intenti che il mito della «vittoria mutilata» sosteneva.

Precocemente antifascista, in effetti al momento della marcia su Roma (ottobre 1 922) Salvemini era un isolato. Tale rimase da allora in avanti, nonostante il suo coinvolgimento nella prima esperienza di una stampa clandestina, quella del fiorentino «Non Mollare» nei primi mesi del 1925 e, più tardi, ormai esule dall’agosto di quello stesso anno, nonostante i rapporti di affetto e di collaborazione con Carlo Rosselli e il suo provvisorio ruolo (se ne verrà ben presto staccando) nel movimento che questi aveva fondato a Parigi alla fine del 1929, Giustizia e Libertà.

L’esilio di Salvemini durò oltre un ventennio. Tornato in Italia, nel 1949, per riprendere il suo insegnamento dalla sua cattedra all’Università di Firenze, egli trascorse l’ultimo periodo della sua travagliata ma intensa vita, ancora impegnato su posizioni di minoranza, in una battaglia civile prima che politica contro quelle forze egualmente ostili al cammino di una vera democrazia italiana: da una parte i clericali, dall’altra i comunisti; una battaglia ancora in corso al momento della sua morte”.

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L’intera produzione editoriale della Direzione generale per gli archivi è raggiungibile nel catalogo online.

Antenati: gli archivi per la ricerca anagrafica

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Il Portale Antenati,promosso e curato dalla Direzione Generale per gli Archivi, nasce dall’esigenza di rendere disponibile l’enorme patrimonio documentario esistente negli Archivi di Stato per condurre ricerche anagrafiche e genealogiche, finalizzate alla ricostruzione della storia di famiglie e di persone, ma anche alla storia sociale in senso lato. Attraverso il Portale è infatti possibile sfogliare a video milioni e milioni di immagini di registri di anagrafe e di stato civile, trovare nomi di persona presenti negli atti, ottenere informazioni sulle fonti.

Leggi la pagina di presentazione:

In linea con altri portali di carattere nazionale sulla storia familiare, promossi in numerosi paesi, il Portale SAN-Antenati nasce dall’esigenza di organizzare e rendere disponibile l’enorme patrimonio documentario degli atti di stato civile esistente negli Archivi di Stato per condurre ricerche anagrafiche e genealogiche, finalizzate alla ricostruzione della storia di famiglie e di persone, ma anche alla storia sociale in senso lato. Grazie a una convenzione stipulata con FamilySearch International nel 2011 da Luciano Scala, Direttore Generale per gli Archivi, obiettivo del Portale è quello di pubblicare progressivamente milioni e milioni di immagini di registri di stato civile (parte delle quali sono convertite da microfilm eseguiti negli Archivi di Stato dalla Genealogical Society of Utah a partire dalla metà degli anni Settanta del secolo scorso, e parte sono di nuova acquisizione), per fare ricerche sfogliando gli atti a video, nella sezione Sfoglia i registri. Ciascuna immagine è corredata dalla rispettiva descrizione archivistica che riporta il nome dell’istituto che conserva la fonte, il fondo, la tipologia dell’atto (nati, matrimoni, morti e relativi allegati), la località, la data, il numero progressivo di registro o di busta quando esistente.

Parallelamente il Portale prevede la progressiva indicizzazione dei nomi di persona presenti sui singoli atti nella sezione Trova i nomi. La banca dati dei nomi si svilupperà per tappe successive che prevedono anche la partecipazione degli utenti del Portale su base volontaria, scrivendo a redazione.antenati@beniculturali.it .

Gli interessati possono acquisire ulteriori informazioni nella sezione Il territorio e le fonti che elenca i fondi di stato civile conservati presso i singoli Istituti. Nella stessa sezione sono segnalate inoltre le fonti della leva militare, parimenti utili alle ricerche anagrafiche e genealogiche, sulle quali vari Archivi di Stato negli ultimi anni hanno costruito banche dati, sia consultabili on line, sia a uso interno delle sale studio, dove gli interessati possono trovare assistenza qualificata per sviluppare ulteriormente la loro ricerca estendendola ad altre risorse seriali, come gli archivi notarili, catastali, ecc.
Altre informazioni utili per la ricerca:

>> Come fare ricerche anagrafiche e genealogiche

>> Le fonti documentarie degli Archivi di Stato per le ricerche anagrafiche e genealogiche

Ufficio Araldico – Fascicoli comunali: una banca dati online

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Una delle banche dati più consultate della Sezione Araldica dell’Archivio Centrale dello Stato è disponibile on-line.

La serie Fascicoli comunali del fondo Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio araldico è tra le più importanti della Sezione Araldica dell’Archivio Centrale dello Stato. È costituita da circa 8.000 fascicoli, intestati prevalentemente a Comuni, relativi ai decreti di approvazione degli stemmi, dei gonfaloni, degli emblemi, delle bandiere e dei sigilli.

La banca dati raccoglie in maniera sistematica ogni elemento che può essere d’interesse sia per l’archivista sia per lo specialista d’araldica. E’ stato pertanto schedato ciascun fascicolo con gli estremi completi della segnatura archivistica, e della intestazione, rilevando la serie archivistica di appartenenza (Comuni, Province, Enti reggimenti).

Se sono stati reperiti i disegni originali degli stemmi approvati corrispondenti ai singoli decreti, ne è stata segnalata la presenza e ne sono state acquisite elettronicamente le immagini associate ai decreti di riferimento (circa 1500 immagini).

Chi consulta la banca dati poi troverà nel campo “Note” eventuali specifiche, commenti su aspetti più tecnici, e la presenza nei singoli fascicoli di materiali a suo tempo prodotti dal comune a corredo della propria richiesta quali articoli, libri, foto di antichi stemmi, impronte di antichi sigilli, disegni di stemmi e originali di documenti che li riguardano.

URL: <http://151.12.58.148:8080/comuni/bancaDati.html>

L’Archivio storico dell’IRI – Istituto per la Ricostruzione Industriale

IRI

Sotto il profilo della ricerca storica, l’Archivio dell’IRI rappresenta oggi una fonte importante per capire le dinamiche economiche, sociali e politiche del nostro paese.

L’IRI, ente pubblico istituito nel 1933 per iniziativa di Benito Mussolini, fu liquidato nel 2000.

A partire dal 1993 e fino al 2011 si sono susseguiti diversi interventi sulle carte dell’IRI che hanno portato alla individuazione di due sezioni autonome, specchio della natura stessa dell’attività dell’ente produttore: l’Archivio Generale delle pratiche societarie, che raccoglie tutta la documentazione che le finanziarie e le società direttamente o indirettamente partecipate dovevano fornire alla capogruppo, e  l’Archivio delle pratiche degli Uffici che conserva le carte prodotte dagli Uffici dell’Istituto e dagli organi societari.

L’Archivio Generale, nominato dagli archivisti dell’IRI Numerazione Rossa, conserva le pratiche seriali (statuti, bilanci, corrispondenza) di più di 800 società, grandi e piccole, organizzate secondo un titolario e incardinate in un pratico sistema di codificazione numerica per settore industriale (ad ogni società veniva assegnato un codice numerico) che provvedeva a disegnare tutto il complesso delle partecipazioni industriali IRI in una struttura gerarchica che rifletteva il modello operativo e gestionale delle società del gruppo (finanziarie di settore, società operative), offrendo, in questo modo, un panorama ricco ed articolato del sistema industriale italiano del secolo scorso.

L’Archivio degli Uffici, nominato dagli archivisti dell’IRI Numerazione Nera proprio a volere indicare un “oggetto” diverso dal primo  (archivio Generale) è organizzato in fondi, e offre anch’esso un cospicuo materiale di studio e approfondimento della storia economica, politica e sociale dell’Italia del ‘900. Ciascun fondo conserva le carte prodotte dal singolo ufficio che provvedeva a conservarle e sistemarle autonomamente.

Su entrambi questi archivi è stato svolto un intervento di rilevazione, di analisi, di studio, di ricostruzione archivistica, di inventariazione, di schedatura e di digitalizzazione, finalizzato al trattamento delle informazioni di carattere archivistico in ambiente digitale.

Grazie a questo lavoro è stato possibile non solo riordinare due km e mezzo di documentazione, ma creare una fedele rappresentazione virtuale dell’Archivio Storico dell’IRI accessibile a tutti da remoto, realizzando un esempio all’avanguardia nei processi di  conservazione della memoria dell’impresa pubblica italiana.

I documenti digitalizzati sono consultabili previa registrazione gratuita.

>> Leggi l’articolo di Ilaria Mandolesi : L’IRI torna in scena. A ottant’anni dalla costituzione con le carte del suo archivio storico

Online l’Archivio storico Telecom

Il 12 novembre 2012 è stato presentato a Torino il nuovo portale dell’Archivio storico Telecom, che raccoglie 1.000 immagini, 200 documenti, 40 video, 220 testi.

L’Archivio storico Telecom Italia è fra i maggiori archivi d’impresa in Italia e in Europa. Esso custodisce il patrimonio documentario delle aziende di telecomunicazioni che sono state una parte importante della storia economica e industriale del nostro Paese: un lungo cammino, iniziato nell’Ottocento, che attraversa tutto il XX secolo e arriva fino ai nostri giorni. Ripercorrere questa strada significa fare luce sull’evoluzione di un settore strategico che ha trasformato la vita degli italiani.

L’Archivio, riconosciuto di notevole interesse storico, è sotto la tutela della Soprintendenza per i Beni Archivistici del Piemonte del Ministero per i Beni e le Attività culturali.

URL: <http://www.archiviostorico.telecomitalia.com>

Archivi d’Italia: una serie di cinque filmati a cura della Direzione Generale per gli Archivi

Rai Educational e la Direzione Generale per gli Archivi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali  presentano la serie in cinque puntate realizzata in occasione dell’anniversario per i 150 anni dell’Unità d’Italia e trasmessa dal programma televisivo Magazzini Einstein.

  • Gli Archivi d’Impresa (guarda il video)
  • Gli Archivi del Cinema d’impresa (guarda il video)
  • Gli Archivi della Moda (guarda il video)
  • Gli Archivi di Architettura (guarda il video)
  • Gli Archivi della Musica (guarda il video)

URL: <http://www.youtube.com/user/CanaleDGA/videos?sort=dd&query=archivi+d%27italia&flow=list&page=1&view=0>